ROMA, 28 SETTEMBRE 2026 – Una nuova importante vittoria per le famiglie che assisto nelle controversie sulle rette RSA.
Oggi, con immensa felicità vi comunico che è stata pubblicata una nuova sentenza positiva che considero particolarmente importante. Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 13390/2026, ha riconosciuto a due fratelli il diritto al rimborso di € 121.408,60, oltre agli interessi legali, per le somme sostenute per la retta RSA pagate in favore della propria madre, affetta da Alzheimer. Si tratta della nona sentenza positiva ottenuta nell’ambito delle azioni che seguo per le famiglie che hanno sostenuto direttamente i costi dell’assistenza dei propri familiari ricoverati in RSA.
Oltre 121 mila euro restituiti alla famiglia
In questo caso i figli della paziente avevano sostenuto per anni le spese relative alla permanenza della madre in RSA. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto della famiglia al rimborso di € 121.408,60, oltre agli interessi legali dalla data di notifica della citazione.
La sentenza ha inoltre dichiarato la nullità del contratto sottoscritto da uno dei figli con la RSA e ha condannato la controparte al pagamento delle spese processuali, liquidate in € 8.500 per compensi professionali e € 856 per spese, oltre agli accessori di legge.
Un punto importante sulla Regione Lazio
La sentenza affronta anche una questione che ritengo particolarmente importante per le famiglie: chi deve rispondere della richiesta di rimborso delle somme che sono state poste a carico della famiglia ma che, secondo la prospettazione accolta nel caso, avrebbero dovuto essere sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale?
Nel corso del giudizio la Regione Lazio aveva contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che la richiesta avrebbe dovuto essere rivolta alla ASL.
Il Tribunale di Roma non ha condiviso questa impostazione nel caso esaminato e ha ritenuto non applicabile alla fattispecie la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 34301/2025 richiamata dalla Regione.
È un passaggio che considero importante perché dimostra ancora una volta quanto sia necessario esaminare concretamente ogni singola situazione, senza fermarsi alla semplice circostanza che una famiglia abbia pagato una retta RSA.
Non tutte le rette RSA devono necessariamente essere pagate dalla famiglia
Questo è il punto che cerco di spiegare da anni alle persone che mi contattano.
Quando un familiare viene ricoverato in una RSA e la famiglia comincia a ricevere richieste di pagamento, spesso si dà per scontato che quella retta debba essere necessariamente sostenuta dai parenti.
Non è sempre così.
Bisogna capire perché la persona è stata inserita in RSA, quali prestazioni riceveva, quale era la sua condizione sanitaria, quale tipo di assistenza necessitava e come è stata determinata la quota posta a carico della famiglia.
Per questo, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, valuto la documentazione relativa al singolo caso.
Non esistono soluzioni automatiche e non posso dire a priori a una famiglia se abbia diritto o meno al rimborso senza aver esaminato la sua situazione.
Consulenze in tutta Italia, anche a distanza
Ormai la mia settimana professionale è organizzata con due giornate fisse dedicate esclusivamente alle consulenze a distanza. Ricevo infatti un numero sempre maggiore di richieste di aiuto provenienti da tutta Italia. Attualmente ho azioni giudiziarie pendenti non solo nel Lazio, ma anche in Lombardia e in Piemonte, e sto per incardinare nuove cause anche in altre Regioni.
Seguo personalmente queste azioni e, di fatto, ho scelto di dedicare la gran parte della mia attività professionale proprio a questa materia e alla tutela delle famiglie che si trovano a sostenere i costi delle rette RSA. Per questo, da qualunque Comune italiano tu provenga, puoi contattare il mio Studio per questa specifica azione gidiziale. La prima consulenza serve a esaminare la tua situazione concreta, la documentazione in tuo possesso e a capire se ci siano i presupposti per approfondire la possibilità di agire per il riconoscimento dei tuoi diritti.
In particolare, è utile avere a disposizione il contratto con la struttura, la documentazione sanitaria, il PAI e il PTP
Da questi elementi è possibile iniziare a capire se esistano i presupposti per approfondire la posizione.
Questa è la nona sentenza positiva
Questa sentenza è la nona pronuncia positiva ottenuta nell’ambito delle azioni sulle rette RSA che porto avanti per le famiglie.
Ma voglio ricordare il mio compagno, compianto avvocato Francesco Felici. È stato lui ad avviare questa azione giudiziaria, dedicando il proprio lavoro alla tutela delle famiglie che si trovavano a sostenere costi molto elevati per l’assistenza dei propri familiari. Insieme a lui ho creato tutto e abbiamo seguito a mandato congiunto la gran parte delle vittorie ottenute nel corso degli anni.
Ogni nuova sentenza positiva rappresenta quindi non soltanto un risultato processuale, ma anche la prosecuzione di un lavoro iniziato da Francesco e al quale tengo particolarmente.
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