Ogni settimana ricevo telefonate di figli, mariti, mogli e familiari distrutti da una situazione che in Italia sta diventando sempre più frequente: rette RSA da 2.000, 3.000 o perfino 4.000 euro al mese per un malato di Alzheimer o grave demenza.

Molti arrivano da me dopo aver consumato risparmi di una vita; venduto immobili; chiesto aiuto ai figli; svuotato conti correnti; rinunciato al lavoro per assistere il proprio familiare.

E quasi tutti mi fanno la stessa domanda:

“Avvocato, davvero dobbiamo pagare tutto noi?”

La risposta, giuridicamente, è complessa. Ma una cosa è certa: negli ultimi anni numerose sentenze hanno riconosciuto, in presenza di determinate condizioni, il diritto dei pazienti affetti da Alzheimer o altre gravi demenze ad ottenere la copertura sanitaria delle prestazioni RSA, con conseguente possibilità di rimborso delle rette versate.

Da anni seguo azioni giudiziali relative alle rette RSA Alzheimer in tutta Italia, e , come forse già sai se ti trovi sul mio sito, ho già ottenuto molte sentenze favorevoli per i miei assistiti in questa materia.

In questa guida spiego in modo chiaro:

  • quando la ASL/Regione può essere tenuta a pagare;
  • cosa dicono le sentenze;
  • chi può chiedere il rimborso;
  • quali sono i requisiti;
  • cosa fare concretamente.

Perché le rette RSA stanno mettendo in difficoltà migliaia di famiglie

Chi non vive questa situazione spesso non immagina cosa significhi economicamente assistere un malato di Alzheimer.

Molte RSA hanno costi elevatissimi.
Spesso la pensione del paziente non basta, l’indennità di accompagnamento è insufficiente e i familiari devono integrare mensilmente cifre molto pesanti.

Negli anni ho visto famiglie impoverirsi, accumulare debiti, vendere case, utilizzare tutti i risparmi costruiti in una vita di lavoro.

Ed è proprio in questi casi che molte persone iniziano a chiedersi se sia corretto che l’intero costo dell’assistenza ricada sui familiari, soprattutto quando il paziente necessita di cure sanitarie continue e altamente specialistiche.


La RSA per malati Alzheimer deve essere sempre pagata dalla famiglia?

Qui è importante fare chiarezza.

Non esiste una legge che dica semplicemente:

“la RSA è gratuita”.

Chi sostiene questo in modo automatico rischia di creare false aspettative.

Esiste però un orientamento giurisprudenziale molto importante sviluppatosi negli anni, secondo cui, in presenza di patologie gravi come Alzheimer e demenze severe, le prestazioni erogate dalla RSA possono avere natura prevalentemente sanitaria.

In questi casi, secondo diverse pronunce:

  • il costo non dovrebbe gravare integralmente sulla famiglia;
  • la quota sanitaria potrebbe dover essere sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale;
  • possono aprirsi possibilità di recupero delle somme già versate.

Ogni situazione, tuttavia, deve essere analizzata concretamente:

  • documentazione clinica;
  • livello di gravità;
  • tipologia delle prestazioni;
  • caratteristiche della struttura;
  • valutazioni medico-legali.

Sono tutti elementi fondamentali.


Cosa dicono le sentenze sulle rette RSA Alzheimer

Negli ultimi anni la giurisprudenza ha affrontato più volte il tema dell’assistenza ai malati affetti da Alzheimer e gravi demenze ricoverati in RSA.

Il principio centrale di molte decisioni riguarda la natura delle prestazioni erogate.

In particolare, alcuni tribunali hanno riconosciuto che:

  • quando le prestazioni sanitarie sono inscindibili da quelle assistenziali;
  • quando il paziente necessita di cure continue;
  • quando la componente sanitaria è prevalente;

allora il costo dell’assistenza non può essere scaricato integralmente sul paziente o sui suoi familiari.

Si tratta di una materia complessa, tecnica e in continua evoluzione, che richiede studio approfondito, analisi della documentazione sanitaria, valutazione della giurisprudenza aggiornata, impostazione processuale corretta.

Ed è proprio qui che spesso si gioca la differenza tra una causa costruita bene e una causa impostata in modo generico.


Le azioni giudiziali seguite dal mio studio

Da anni mi occupo specificamente di azioni giudiziali relative alle rette RSA Alzheimer.

Nel tempo il mio studio ha seguito procedimenti in diverse parti d’Italia e ha già ottenuto sentenze favorevoli in questa materia.

Questa esperienza mi ha portato a confrontarmi quotidianamente con documentazione sanitaria complessa, valutazioni medico-legali, ASL, Regioni, strutture RSA, normative sociosanitarie, casi familiari estremamente delicati dal punto di vista umano.

Chi arriva nel mio studio spesso non cerca soltanto un avvocato.

Cerca qualcuno che conosca davvero il problema, la sofferenza delle famiglie, il funzionamento concreto delle RSA, la realtà delle rette, il peso economico e psicologico che queste situazioni comportano.

Ed è per questo che seguo personalmente ogni caso con particolare attenzione, valutando sempre in modo realistico possibilità, limiti e strategie dell’azione.


Quando è possibile chiedere il rimborso delle rette RSA

Non tutti i casi sono uguali.

Tuttavia, in linea generale, può essere opportuno valutare un’azione quando sono presenti elementi come:

  • diagnosi di Alzheimer o altra grave demenza;
  • ricovero in RSA;
  • necessità di assistenza sanitaria continuativa;
  • pagamento di rette elevate da parte della famiglia;
  • documentazione medica significativa;
  • presenza di prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria.

Ogni posizione deve essere studiata singolarmente.

Diffido sempre dalle promesse automatiche o dalle soluzioni standardizzate:
in questa materia la differenza la fanno i dettagli clinici e giuridici.


Quanto si può recuperare?

Una delle domande che mi viene posta più spesso riguarda l’importo recuperabile.

In alcuni casi le somme versate dalle famiglie negli anni sono molto elevate.

Parliamo talvolta di decine di migliaia di euro; importi superiori ai 100.000 euro, rette pagate per periodi lunghissimi.

Naturalmente ogni situazione è diversa, bisogna verificare i documenti, analizzare i periodi di ricovero, valutare prescrizione e profili sanitari, esaminare la struttura dei pagamenti.

Solo dopo un’analisi concreta è possibile formulare una valutazione seria.


Si può agire anche dopo il decesso del paziente?

Sì, è possibile incardinare azioni anche dopo il decesso del paziente ricoverato, in qualità di eredi. Molte famiglie mi contattano perchè dopo gli enormi sacrifici economici, affrntati durante la vita del proprio caro affetto da patologia neurodegenerativa grave, iniziano a comprendere che forse parte di quei costi non avrebbe dovuto gravare integralmente su di loro.

Anche in queste situazioni è fondamentale esaminare:

  • documentazione sanitaria;
  • contratti RSA;
  • pagamenti effettuati;
  • periodi di ricovero;
  • eventuali atti già sottoscritti.

È possibile agire in tutta Italia?

Sì.

Da anni seguo famiglie residenti in diverse regioni italiane. Oggi, grazie al processo telematico e agli strumenti digitali, è possibile organizzare tutto a consulenze a distanza (oltre agli incontri che possono avvenire di persona nel corso delle mie trasferte lavorative).

Molte persone mi contattano da:

  • Lombardia;
  • Lazio;
  • Piemonte
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Veneto;
  • Puglia.

Questo perché le problematiche legate alle rette RSA Alzheimer riguardano ormai famiglie in tutto il Paese.

Attenzione alle informazioni superficiali online

Negli ultimi anni il tema delle rette RSA è diventato molto discusso online. Purtroppo, però, circolano spesso messaggi semplificati o fuorvianti.

Frasi come:

“non bisogna pagare nulla”
oppure
“la RSA deve pagarla sempre lo Stato”

non aiutano le famiglie a comprendere davvero la situazione. La realtà giuridica è più articolata. Ogni caso richiede: studio; documentazione; strategia processuale; analisi medico-legale.

Ed è proprio per questo che ritengo fondamentale affrontare queste cause con serietà, competenza e trasparenza. Ma una cosa è certa. MAI BISOGNA SMETTERE DI PAGARE LA RETTA: FINCHE’ NON SI HA IN MANO UNA SENTENZA POSITIVA, LA RETTA VA PAGATA


FAQ – Domande frequenti sulle rette RSA Alzheimer

La pensione del malato influisce?

Può influire nella gestione economica della retta. Se la retta è stata pagata con la pensione della persona malata, sarà necessaria l’autorizzazione del Giudice Tutelare per agire in giudizio e chiedere il rimborso delle rette pagate

Se la RSA è privata cambia qualcosa?

No.

È necessario fare causa?

Si

Quanto dura un procedimento?

Dipende dal tribunale competente e dalla complessità della causa, non ci sono durate prestabilite.

Si può chiedere il rimborso di anni precedenti?

Si, possiamo chiedere il rimborso degli ultimi 10 anni di pagamento delle rette.

Le rette future possono essere sospese?

In determinate situazioni possono essere richieste specifiche tutele giudiziali.

Si può agire contro la ASL? O bisogna agire contro la Regione?

Molte azioni riguardano proprio il ruolo della ASL, altri giudizi vanno incardinati contro la Regione e altri ancora nei confronti di tutte e due, Asl e Regione


Conclusioni

Le cause relative alle rette RSA Alzheimer rappresentano oggi una delle questioni più delicate e importanti del diritto sociosanitario.

Dietro ogni procedimento non ci sono soltanto norme e sentenze. Ci sono famiglie. Persone fragili. Anni di sacrifici. Paura. Senso di colpa. Esaurimento economico ed emotivo.

Per questo ritengo fondamentale affrontare ogni caso con serietà, preparazione, studio approfondito, attenzione umana.

Da anni mi occupo esclusivamente di azioni giudiziali relative al rimborso delle rette RSA per pazienti affetti da Alzheimer e altre gravi demenze, seguendo famiglie in tutta Italia e ottenendo già diverse sentenze favorevoli in questa materia.
È possibile prenotare una consulenza legale, anche a distanza, contattando direttamente il mio studio attraverso i riferimenti presenti nella sezione Contatti.

Avv Emanuela Astolfi