Pagare per le cure di un familiare gravemente malato è una delle cose che si fanno senza discutere. Ma il punto è: si deve davvero pagare?

Oggi vi racconto la storia di un mio cliente.
La mamma, affetta da demenza grave, è da anni ricoverata in una RSA convenzionata. Assistenza quotidiana, trattamenti sanitari continui, farmaci, monitoraggi, interventi multidisciplinari. E lui che, per garantirle tutto questo, ha versato oltre 147.000 euro.

Insieme abbiamo introdotto un procedimento avanti al Tribunale di Roma.
Il punto è semplice: quando l’assistenza e la cura sanitaria sono inscindibili, la retta non può essere a carico della famiglia. È il Servizio Sanitario Nazionale che deve farsene carico.
Lo dice la legge. Lo dice la Cassazione. Lo ribadiscono le sentenze, molte delle quali ottenute da me. Seguo attualmente procedimenti relativi a questa azione collettiva a Roma, Milano e Torino

In questi casi, i familiari non devono pagare. E se lo hanno fatto, possono chiedere il rimborso attraverso un’azione giudiziale

Questa non è solo una questione economica. È una battaglia di principio.
Una battaglia per la dignità della persona fragile e per la tutela di chi, ogni giorno, porta sulle spalle un carico emotivo e materiale spesso insostenibile.
È una battaglia per tutti i figli e i familiari che non si arrendono, anche quando sono esausti. Che resistono, anche quando la solitudine pesa più della burocrazia.

Chi mi conosce lo sa: mi piace parlare chiaro.
Questa non è solo una causa legale, è un gesto concreto.
È il diritto che finalmente difende, anziché solo giudicare. È la giustizia che si prende cura.
È la risposta a un figlio esasperato che si sente lasciato solo mentre la madre, ogni giorno, perde un pezzo di sé.

Perché la demenza è un mostro subdolo, che non si ferma nemmeno davanti all’amore più profondo.
Cancella volti, voci, abitudini. Lascia tracce sbiadite. E a volte, restano solo dei gesti, un’espressione del volto, un lampo negli occhi.
Ed è lì che i familiari si aggrappano. In quei frammenti cercano la conferma che, da qualche parte, quella persona c’è ancora.

Da anni mi occupo dell’azione collettiva nazionale a tutela dei malati di Alzheimer e di altre patologie neurodegenerative, un ambito che richiede non solo competenza giuridica, ma anche sensibilità e una profonda conoscenza delle implicazioni sociali e familiari connesse a queste situazioni complesse.

Sebbene ogni procedimento giudiziario presenti margini di incertezza, resta fermo un punto: la tutela del diritto alla salute e alla dignità delle persone fragili è un obiettivo imprescindibile.
Chi desidera un primo inquadramento del proprio caso può contattare l’associazione Avvocato del Cittadino, per fissare un appuntamento – sia in sede che da remoto – direttamente con me.

Seguo personalmente i procedimenti, anche al di fuori del foro di Roma: sono infatti attualmente incardinati ricorsi anche presso i Tribunali di Milano e Torino, oltre che in altre sedi territoriali. Ogni caso viene trattato con la massima attenzione, con l’obiettivo di valutare insieme la sussistenza dei presupposti per agire e offrire alla famiglia un percorso chiaro, concreto e affidabile.

Ogni paziente ha diritto a cure adeguate. Ogni famiglia ha diritto a non sentirsi abbandonata.
È partendo da questi principi che si costruisce una difesa vera, rispettosa e determinata.

Avv Emanuela Astolfi