
La sentenza della Corte di Cassazione n. 27348 del 19 settembre 2022 ha stabilito un importante precedente per i casi di affidamento: la Suprema Corte ha confermato l’affidamento esclusivo dei figli alla madre, a causa del comportamento del padre che si rifiutava sistematicamente di comunicare con la sua ex moglie. Questo comportamento è stato valutato in un contesto più ampio, considerando non solo gli aspetti legali, ma anche le dinamiche familiari. Il rifiuto di rispondere ai messaggi e alle email è stato interpretato come un atteggiamento non collaborativo e dannoso per il benessere dei minori, mettendo in luce la necessità di una comunicazione costante e costruttiva tra i genitori, soprattutto quando sono coinvolti i figli. La Corte ha sottolineato che un ambiente relazionale sano è fondamentale per garantire la stabilità e la serenità dei bambini, i quali hanno diritto a mantenere un legame affettivo significativo con entrambi i genitori, anche in situazioni di conflitto.
Purtroppo, molti clienti richiedono assistenza per comunicare con l’altro genitore durante la separazione, un periodo già intrinsecamente difficile e complesso, carico di emozioni contrastanti e decisioni importanti da prendere. Spesso, un genitore può sfruttare questa situazione per esercitare un controllo sull’ex partner, mascherando la volontà di sapere dove si trovano i figli. Altra situazione che si verifica di frequente è che un genitore neghi all’altro di telefonare ai figli per ripicche personali e che addirittura pretenda di accordarsi direttamente con i minori per questioni importanti. Ci vuole responsabilità. E no. Non esistono deroghe: la collaborazione tra genitori deve esserci. Punto.
La sentenza sopra citata, peraltro, dimostra quanto sia essenziale il rapporto tra ex coniugi: la mancanza di comunicazione tra i genitori può essere un fattore determinante nella decisione di un tribunale di modificare l’affidamento dei figli. La Corte ha ritenuto che il comportamento del padre impediva una gestione condivisa e serena della vita quotidiana dei figli, giustificando così l’affidamento esclusivo alla madre. Pertanto perde l’affidamento il genitore che si rifiuta di comunicare con l’altro per quanto riguarda la gestione e gli interessi dei figli. Nel caso specifico esaminato nell’ ordinanza n. 27348/2022, la Corte ha confermato l’affidamento esclusivo alla madre basandosi sul comportamento del padre caratterizzato da:
– Significativa incapacità di mettere in discussione i propri atteggiamenti
– Grave incidenza sulla corretta funzione genitoriale
– Rifiuto di comunicare attraverso telefono, email e messaggi
– Creazione di situazioni di stallo decisionale
Le dirette conseguenze è chiaro che sono l’estrema difficoltà nella gestione condivisa della quotidianità dei figli, il grave pregiudizio per i minori, l’impossibilità di prendere decisioni nell’interesse dei figli
Tuttavia è importante non generalizzare: la sentenza non stabilisce un automatismo per cui la mancata risposta ai messaggi comporti la perdita dell’affidamento. Piuttosto, evidenzia come la valutazione del giudice si basi su una visione complessiva del comportamento genitoriale, consideri primariamente l’interesse del minore, tenga conto di molteplici elementi probatori, valuti l’impatto concreto dei comportamenti sul benessere dei figli
La mancanza di comunicazione è quindi un elemento che può essere valutato dal giudice, ma sempre nel contesto di una più ampia analisi della situazione familiare e dell’interesse superiore del minore.
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