
Se il figlio si rifiuta di lavorare, il mantenimento è sempre dovuto? Questa è una questione complessa che dipende da diversi fattori, tra cui l’età del figlio, il suo stato di salute e le circostanze specifiche della famiglia. In genere, i genitori hanno l’obbligo di fornire un sostegno economico ai propri figli fino a quando non raggiungono un certo grado di indipendenza. Tuttavia, se un figlio adulto decide di non cercare lavoro senza giustificato motivo, può sorgere un dibattito su quanto a lungo i genitori debbano continuare a sostenere finanziariamente le sue scelte.
Secondo i Tribunali italiani “In linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, lo stato di non occupazione del figlio non può più essere considerato come giustificazione del mantenimento “oltre la soglia dei 34 anni“, tuttavia non è possibile generalizzare ed ogni caso va affrontato nello specifico. Questo approccio si basa sull’idea che la crescita personale e l’autonomia finanziaria debbano essere incoraggiate e sviluppate, specialmente in un contesto economico in continuo mutamento, dove le opportunità di lavoro possono variare notevolmente. Inoltre, è fondamentale considerare il contesto sociale e famiglie diverse, in quanto alcuni giovani possono trovarsi in situazioni di particolare difficoltà che richiedono un’analisi approfondita delle circostanze individuali, dei motivi del loro stato lavorativo e delle aspettative del supporto genitoriale. In altre parole, ogni situazione va valutata in modo complesso e completo, piuttosto che applicare una regola generale che potrebbe non riflettere la realtà di molti.
La giurisprudenza è orientata a non agevolare la vita ai cosiddetti figli fannulloni, e tale orientamento si riflette nelle decisioni adottate dai tribunali italiani. Inoltre, la Corte di Cassazione, con una recente ordinanza (n. 23133 del 31 luglio 2023), ha chiarito i limiti relativi al mantenimento per il figlio maggiorenne non autosufficiente, evidenziando che, per poter richiedere l’assegno familiare o il mantenimento, il soggetto interessato deve dimostrare un concreto impegno nella ricerca di un’autonomia economica e personale. Questo intervento giurisprudenziale costituisce un significativo passo in avanti per evitare che i figli “ultra maggiorenni”, nonostante la propria condizione di non autosufficienza, non si adoperino per contribuire attivamente al proprio sostentamento. In particolare, la decisione della Corte non solo cerca di garantire che i genitori non si trovino in una posizione di costante supporto finanziario, ma mira anche a promuovere un approccio responsabile e proattivo nei riguardi della vita dei giovani adulti. Questa nuova interpretazione giuridica offre, pertanto, un incentivo affinché i figli abbiano un futuro di maggiore autonomia e indipendenza.
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