Anna è anziana, non è più autonoma ed ha bisogno di aiuto per svolgere qualunque attività della vita quotidiana. Sua figlia, con molto dolore, ha dovuto ricoverarla in RSA perché non è più gestibile tra le mura domestiche, il suo quadro clinico è troppo complicato.

Un giorno, sua figlia, in compagnia del marito, si reca presso la struttura di cura per farle visita ma la caposala la ferma. Le riferisce che Anna è caduta. Quel giorno non è possibile incontrarla. Anna si allarma, insiste, ma nulla. Successivamente viene tranquillizzata: dall’esame diagnostico con raggi X non emergono fratture. Ma Anna continua a stare male, riferisce alla figlia di dolori lancinanti e così viene portata la pronto soccorso e le viene diagnosticata una “frattura sottocapitata femore destro”.

La figlia di Anna si rivolge al mio studio, mi racconta i fatti E’ preoccupata: aveva proceduto con il ricovero proprio perché sentiva che la madre era in costante pericolo dato il suo stato psicofisico. Ma in RSA non solo cade: addirittura non le diagnosticano subito la gravissima frattura. Si perde tempo. Diventa tardi per l’operazione e si condanna la paziente all’allettamento. Io chiedo immediatamente una visita medico legale presso la struttura, anche per verificare i piani terapeutici. Ma ormai è tardi. Anna viene a mancare e sua figlia cade nello sconforto più totale. Anche la mia energia si trasforma in impotente rassegnazione: non era di certo il risarcimento che interessava alla figlia, ma cercare di salvare sua madre, cosa che non è stato possibile

Anche se per questo tipo di tragedie non esiste nessun tipo di refusione, almeno per ottenere maggiore attenzione verso chi è ancora degente presso la RSA ed alzare il livello di controllo, la figlia di Anna, mio tramite, ha diffidato la struttura di cura e chiesto il riconoscimento del nesso di causalità tra il sinistro e la morte di sua madre. Dato lo stato clinico in cui già versava Anna, la strada scelta è dura, ne siamo consapevoli, ma il medico legale ci conferma che è percorribile. La RSA disconosce le responsabilità. Noi andiamo avanti per la nostra strada e dopo circa 6 mesi troviamo un accordo stragiudiziale. Il vuoto della perdita non è colmabile ma quella tormentosa rabbia, almeno in parte, è stato placata: a volte serve un precedente per far funzionare meglio le cose.