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Avv. Emanuela Astolfi

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RSA ed Alzheimer, costi elevati e servizi scadenti

Una mia cliente mi racconta che ha la mamma malata di Alzheimer ed oltre a farsi carico dei circa 1890,00 euro al mese per la retta, paga anche una badante “perché mamma non la seguono, la lasciano sporca per ore, non le cambiano il pannolone e si spazientiscono a farla mangiare”. La signora, in un mese, spende sui 2.500 euro per le cure dell’anziana madre, che ha una pensione di circa 1.000 euro: “Con l’Isee sembriamo tutti milionari, le valutazioni sono sproporzionate, basta avere un terreno in un paese sperduto che non vale nulla e di colpo rientri nelle fasce alte, quelle dei ricchi, quando invece sei un povero disgraziato che non arrivi a fine mese”. Seguo la signora giudizialmente nella richiesta di rimborso delle rette che finora ha corrisposto alla RSA, la donna si è rivolta a me dopo aver letto dei risultati che ho conseguito insieme all’avv Francesco Felici nell’azione collettiva Azheimer/RSA che gestisco per Avvocato del Cittadino Associazione Astolfi

Molti soci mi riferiscono che i servizi in alcune RSA (nonostante le salate rette!) siano scadenti: infermieri disinteressati all’ascolto dei familiari ed ambienti non curati, con finestre rotte e impianti con zero manutenzione, il che crea un’atmosfera di trascuratezza e poca attenzione verso i bisogni degli ospiti. In aggiunta, è preoccupante notare come l’assenza di un’adeguata formazione del personale contribuisca a questa situazione, lasciando spesso i familiari in uno stato di frustrazione e impotenza. E la storia della signora che è costretta a pagare anche una badante fotografa pienamente lo stato di disinteresse che si respira in certe strutture, richiedendo ulteriori risorse economiche da parte delle famiglie per garantire un minimo di assistenza ai propri cari. Questa realtà, purtroppo, mette in evidenza la necessità di una maggiore vigilanza e di riforme nel settore delle RSA per migliorare la qualità dei servizi offerti e garantire un ambiente dignitoso per gli anziani.

Anche ieri, ad esempio, ho ricevuto una ragazza molto giovane. Troppo giovane per sopportare da sola il peso di una situazione assurda: suo padre si è precocemente malato di demenza ed è disoccupato. Questa circostanza non solo compromette il suo stato di salute, ma ha anche messo a dura prova le finanze familiari. Oltre a un debito di 10.000,00 Euro, per via di un adeguamento al regolamento regionale, ora le chiedono anche 1.400,00 euro mensili per le cure del genitore che, in pochi mesi, ha visto peggiorare il suo stato di salute: in RSA tendono a mantenerlo queito piuttosto che cercare di mantenere le sue poche autonomie

È evidente che queste situazioni provocano un grande stress emotivo e finanziario nei figli o nei coniugi dei pazienti. La mancanza di supporto adeguato rende le loro vite quotidiane un vero tormento.

Avv Emanuela Astolfi

Separazione: in caso di figli minori, ecco come va gestita la comunicazione tra genitori

La sentenza della Corte di Cassazione n. 27348 del 19 settembre 2022 ha stabilito un importante precedente per i casi di affidamento: la Suprema Corte ha confermato l’affidamento esclusivo dei figli alla madre, a causa del comportamento del padre che si rifiutava sistematicamente di comunicare con la sua ex moglie. Questo comportamento è stato valutato in un contesto più ampio, considerando non solo gli aspetti legali, ma anche le dinamiche familiari. Il rifiuto di rispondere ai messaggi e alle email è stato interpretato come un atteggiamento non collaborativo e dannoso per il benessere dei minori, mettendo in luce la necessità di una comunicazione costante e costruttiva tra i genitori, soprattutto quando sono coinvolti i figli. La Corte ha sottolineato che un ambiente relazionale sano è fondamentale per garantire la stabilità e la serenità dei bambini, i quali hanno diritto a mantenere un legame affettivo significativo con entrambi i genitori, anche in situazioni di conflitto.

Purtroppo, molti clienti richiedono assistenza per comunicare con l’altro genitore durante la separazione, un periodo già intrinsecamente difficile e complesso, carico di emozioni contrastanti e decisioni importanti da prendere. Spesso, un genitore può sfruttare questa situazione per esercitare un controllo sull’ex partner, mascherando la volontà di sapere dove si trovano i figli. Altra situazione che si verifica di frequente è che un genitore neghi all’altro di telefonare ai figli per ripicche personali e che addirittura pretenda di accordarsi direttamente con i minori per questioni importanti. Ci vuole responsabilità. E no. Non esistono deroghe: la collaborazione tra genitori deve esserci. Punto.

La sentenza sopra citata, peraltro, dimostra quanto sia essenziale il rapporto tra ex coniugi: la mancanza di comunicazione tra i genitori può essere un fattore determinante nella decisione di un tribunale di modificare l’affidamento dei figli. La Corte ha ritenuto che il comportamento del padre impediva una gestione condivisa e serena della vita quotidiana dei figli, giustificando così l’affidamento esclusivo alla madre. Pertanto perde l’affidamento il genitore che si rifiuta di comunicare con l’altro per quanto riguarda la gestione e gli interessi dei figli. Nel caso specifico esaminato nell’ ordinanza n. 27348/2022, la Corte ha confermato l’affidamento esclusivo alla madre basandosi sul comportamento del padre caratterizzato da:
– Significativa incapacità di mettere in discussione i propri atteggiamenti
– Grave incidenza sulla corretta funzione genitoriale
– Rifiuto di comunicare attraverso telefono, email e messaggi
– Creazione di situazioni di stallo decisionale
Le dirette conseguenze è chiaro che sono l’estrema difficoltà nella gestione condivisa della quotidianità dei figli, il grave pregiudizio per i minori, l’impossibilità di prendere decisioni nell’interesse dei figli

Tuttavia è importante non generalizzare: la sentenza non stabilisce un automatismo per cui la mancata risposta ai messaggi comporti la perdita dell’affidamento. Piuttosto, evidenzia come la valutazione del giudice si basi su una visione complessiva del comportamento genitoriale, consideri primariamente l’interesse del minore, tenga conto di molteplici elementi probatori, valuti l’impatto concreto dei comportamenti sul benessere dei figli
La mancanza di comunicazione è quindi un elemento che può essere valutato dal giudice, ma sempre nel contesto di una più ampia analisi della situazione familiare e dell’interesse superiore del minore.

Per una consulenza presso il mio studio legale puoi prenotarti allo 06.45433408 (anche per una consulenza a distanza). Chiama per discutere delle tue esigenze e ricevere un supporto personalizzato. L’onorario per la consulenza è di 150 euro.

Adozione del minorenne e valutazione degli aspiranti genitori

Adozione del minorenne: è importante sottolineare che la valutazione degli aspiranti genitori è un processo complesso e multidimensionale, che va oltre la mera verifica dei requisiti formali. L’obiettivo principale è garantire al minore un ambiente familiare stabile e amorevole che possa assicurargli un adeguato sviluppo psico-fisico e affettivo, promuovendo il suo benessere emotivo attraverso esperienze positive che lo accompagnino durante la crescita e contribuiscano alla formazione di una personalità equilibrata e felice.

Vediamo insieme quali sono i requisiti formali preliminari:
– i coniugi debbono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni, in modo da aver costruito una base solida per affrontare la responsabilità di genitori adottivi
– altro requisito e l’assenza di separazione personale negli ultimi tre anni, che indica stabilità relazionale e volontà di impegnarsi per il benessere del bambino
– differenza d’età con l’adottando: minimo 18 anni e massimo 45 anni, una distanza che permette un buon equilibrio tra le esperienze di vita degli adottanti e le necessità del minore.


Passiamo poi al processo di valutazione dei genitori: le indagini, che devono concludersi entro 120 giorni, si concentrano su:
a) Valutazione personale e familiare:
– Capacità di educare e istruire il minore, includendo metodi pedagogici che possano stimolare l’apprendimento e la crescita del bambino
– Situazione personale ed economica, per garantire che i futuri genitori possano fornire risorse adeguate per il mantenimento e lo sviluppo del minore
– Stato di salute fisica e mentale, per assicurare che gli adottanti siano in grado di affrontare le sfide legate all’adozione
– Ambiente familiare, compreso il supporto di parenti e amici, che contribuisca a creare una rete di sostegno per la crescita del bambino
– Motivazioni all’adozione, che devono essere sincere e orientate al benessere del minore e non a soddisfare desideri personali.
b) Valutazione specifica dell’idoneità:
– Idoneità affettiva, per verificare il livello di amore e attenzione che i coniugi possono dare al minore
– Capacità educativa, che include la predisposizione a seguire un percorso educativo personalizzato per il bambino
– Stabilità del rapporto coniugale, che si riflette sull’ambiente sereno e armonioso da offrire all’adottando
– Possibilità di idonea convivenza, considerando le caratteristiche abitative e le condizioni che favoriscono la crescita.
Vengono valutati positivamente:
– Disponibilità ad adottare più fratelli, favorendo l’unità familiare e evitando separazioni
– Apertura all’adozione di minori con disabilità, per garantire a tutti i bambini la possibilità di avere una famiglia che li accetti e li ami
– Precedente adozione di un fratello dell’adottando, che aiuta a mantenere legami familiari e offre un sostegno reciproco.

Passiamo poi al processo di valutazione pratica:
– Coinvolgimento dei servizi socio-assistenziali, che giocano un ruolo cruciale nel supportare i futuri genitori
– Colloqui e indagini approfondite, per garantire che tutti gli aspetti siano esaminati a fondo
– Relazione finale al tribunale per i minorenni, nella quale vengono presentate le conclusioni delle valutazioni e le raccomandazioni
– Eventuale supporto di professionisti (psicologi, assistenti sociali) per una valutazione più esaustiva e il supporto continuo ai genitori.

Possiamo affrontare insieme il percorso dell’adozione, sempre nuovo e mai uguale, affrontando insieme la sfida che ogni famiglia deve affrontare in questo viaggio emozionante. La strada verso l’adozione richiede impegno, dedizione e una buona dose di pazienza, ma con il giusto supporto, possiamo superare ogni ostacolo. Per una consulenza legale approfondita e personalizzata, non esitare a chiamare il mio studio per fissare un appuntamento a Roma o di organizzare una consulenza a distanza.

L’onorario per la prima consulenza è di 150 euro

Alzheimer/RSA: qual è la legge che mi consente di non pagare la retta?

In molti chiamate al mio studio per chiedere qual è la legge che autorizza le famiglie a non pagare le RSA? Facciamo un pò di chiarezza

È fondamentale comprendere che NON ESISTE NESSUNA LEGGE CHE CONSENTA DI “NON PAGARE LA RETTA” delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) nel caso in cui sia in corso una degenza di un paziente affetto da grave demenza (di tipo Alzheimer o diversa). Esiste, invece, un orientamento GIURISPRUDENZIALE consolidato, ossia un insieme di sentenze, tra cui gran parte delle nostre, che riconosce per i pazienti affetti da grave demenza un concetto chiave: l’inscindibilità tra la prestazione sanitaria e quella alberghiera. In altre parole, la prestazione erogata in favore di tali pazienti è considerata, nella sua totalità, di natura sanitaria. Di conseguenza, essa è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Tuttavia, è importante sottolineare che la RETTA VA PAGATA. Solo coloro che ottengono un provvedimento giudiziale che li autorizzi a fare diversamente sono esentati dal pagamento. Questo significa che, in assenza di una sentenza del tribunale a favore, i familiari dei pazienti DEVONO continuare a corrispondere la retta.

Per chi desidera intraprendere un’azione legale per ottenere la restituzione degli importi già versati a titolo di quota alberghiera, oltre a non corrispondere più la retta, è possibile richiedere una consulenza professionale. Potete contattare l’associazione che presiedo, Avvocato del Cittadino allo 06.45433408, e richiedere una consulenza legale con me su tutto il territorio nazionale, grazie anche al servizio di consulenze a distanza che abbiamo attivato

Sottolineo ancora: solo se si otterrà una sentenza positiva dal giudice, sarà possibile non pagare la retta. È fondamentale essere cauti e prestare attenzione alle fuorvianti informazioni circolanti che potrebbero indurre a ritenere che il non pagamento della retta sia legittimo. Infatti, se non si paga la retta, la RSA avrà il diritto di agire legalmente nei vostri confronti per richiedere l’adempimento, con l’aggiunta di interessi e spese legali. Pertanto, informarsi correttamente e ottenere consulenze legali è cruciale per evitare inconvenienti e garantire la corretta gestione della situazione.

Mantenimento diretto del figlio maggiorenne

Il diritto al mantenimento è considerato un diritto personalissimo del figlio maggiorenne e può essere fatto valere direttamente dallo stesso nei confronti del genitore obbligato, senza necessità di essere
rappresentato dall’altro genitore. La valutazione del giudice terrà conto di tutti gli elementi concreti del caso specifico, inclusi l’età del figlio, le sue competenze professionali, l’impegno dimostrato nella
ricerca del lavoro e la sua condotta complessiva.

Il figlio maggiorenne ha diritto al mantenimento se sussistono questi 3 requisiti:

  • Non autosufficienza economica del figlio
  • Valutazione positiva del giudice sulle circostanze specifiche del caso
  • Assenza di colpa del figlio nella mancata indipendenza economica

Il figlio che non è autosufficiente economicamente e studia deve dimostrare di aver concluso o si star concludendo un percorso di studi e deve dimostrare impegno nel proprio percorso formativo. Se non è impegnato negli studi, il figlio dovrà invece dimostrare di essere disposto ad accettare offerte di lavoro concrete, mostrando flessibilità e prontezza nel rispondere alle opportunità che si presentano. E’ essenziale che non si trovi in uno stato di inerzia ingiustificata

L’assegno viene versato direttamente al figlio maggiorenne, salvo diversa determinazione del giudice

Per i figli maggiorenni portatori di handicap grave si applicano integralmente le disposizioni previste per i figli minori, con tutele più ampie.

Per una dettagliata consulenza legale, puoi contattare il mio studio legale per fissare un appuntamento per una consulenza, anche a distanza, che offre la flessibilità necessaria per soddisfare le tue esigenze. Il costo della prima consulenza è di 150,00 euro

Separazioni e nuovi compagni dei coniugi

Non sono previste “regole” predeterminate sulla frequentazione tra i nuovi compagni dei genitori separati e i figli minorenni. La questione viene valutata caso per caso, tenendo conto delle particolarità di ogni famiglia e delle esigenze specifiche dei minori coinvolti. È fondamentale che si ponga sempre al centro l’interesse superiore del minore, garantendo che la nuova dinamica familiare non comprometta il suo benessere psicologico ed emotivo. La comunicazione aperta tra i genitori, i nuovi partner e i figli può agevolare una transizione più serena e armoniosa, permettendo ai minori di adattarsi più facilmente ai cambiamenti nelle loro vite.


E’ necessario verificare che la frequentazione sia rispondente all’interesse del minore. È preferibile un approccio graduale e concordato tra i genitori, in modo da garantire un ambiente sereno e stabile per il bambino. Questa fase di transizione deve essere gestita con attenzione, considerando i sentimenti e le emozioni del minore, che potrebbe reagire in modo diverso a seconda della sua età e del suo sviluppo emotivo. È importante che entrambi i genitori comunichino apertamente riguardo a qualsiasi nuova relazione, creando una rete di supporto che favorisca il benessere del bambino e gli permetta di esprimere le proprie preoccupazioni senza timore. Un dialogo costante e sincero contribuirà a rafforzare la fiducia del minore, facendolo sentire amato e rispettato in ogni fase di questo cambiamento.

Come è evidente, non sempre è possibile procedere in un clima sereno. Ciò che io sempre ripeto ai miei clienti è che è indispensabile usare il buon senso: le separazioni sono già di per sé eventi traumatici che comportano un cambiamento significativo nella vita dei minori; pertanto, almeno in una prima fase, è fondamentale non introdurre nuovi compagni nella vita dei piccoli, per non destabilizzarli ulteriormente durante un periodo già difficile. L’introduzione di una nuova figura potrebbe generare confusione e ansia nei bambini, rendendo necessario un equilibrio delicato da mantenere. È importante considerare che ogni bambino reagisce in modo diverso alle circostanze, e un’attenta osservazione da parte dei genitori può fornire indizi su come gestire la situazione. Se un genitore individua nei figli del malessere dovuto alla nuova figura introdotta (nuovo compagno/a) o un’interferenza del nuovo compagno nel rapporto che hanno con il minore, è possibile rivolgersi al giudice che potrà autorizzare o vietare le frequentazioni, stabilire condizioni specifiche, richiedere verifiche da parte di enti affidatari o servizi sociali per garantire che le esigenze dei bambini siano sempre al centro della questione. Tale intervento giuridico può non solo fornire un necessario supporto nella gestione delle relazioni familiari, ma anche dare un senso di protezione ai bambini, rassicurandoli che le loro necessità sono tutelate e rispettate.

In conclusione, la frequentazione tra nuovi compagni e figli minorenni è possibile, ma deve essere gestita con attenzione e sensibilità e soprattutto con i GIUSTI TEMPI, sempre privilegiando il benessere psicofisico del minore e il mantenimento di relazioni equilibrate con entrambi i genitori biologici. È cruciale che tutti gli adulti coinvolti si impegnino a comunicare in modo aperto e costruttivo, in modo da creare un ambiente di supporto che permetta ai bambini di adattarsi senza troppi traumi e di sentirsi amati e sicuri. Inoltre, è fondamentale che gli adulti si rendano conto dell’importanza di un approccio collaborativo, in cui le reciproche differenze vengano messe da parte per il bene dei propri figli, consentendo così una transizione più fluida e armoniosa verso la nuova configurazione familiare.

Separazione: il coniuge non paga le spese straordinarie, cosa posso fare?

Mi capita di frequente di ricevere persone che lamentano il mancato pagamento, da parte del coniuge obbligato, delle spese straordinarie, come ad esempio quelle relative alle attività scolastiche, alle visite mediche specialistiche e agli interventi necessari per il benessere dei figli. Questo comportamento può generare non solo frustrazione, ma anche tensioni all’interno della famiglia, poiché la mancanza di supporto economico potrebbe influenzare negativamente le esigenze quotidiane e il livello di vita dei bambini coinvolti. In molte di queste situazioni, è fondamentale affrontare la questione con chiarezza e cercare di trovare una soluzione condivisa, magari attraverso un confronto aperto. Se i tentativi non hanno esito positivo, sono necessarie azioni giudiziali. Affrontiamo più nel dettaglio l’argomento.

Secondo l’ordinanza n.34100/2021 dela Cassazione, sono considerate straordinarie le spese che, per rilevanza, imprevedibilità e imponderabilità, esulano dall’ordinario regime di vita dei figli.
2. AZIONI LEGALI POSSIBILI
A) Azione Monitoria
– È possibile richiedere un decreto ingiuntivo per ottenere il rimborso delle spese sostenute
– Come stabilito dalla Cassazione n. 4182/2016, non è necessario un previo accordo tra i genitori sulle spese straordinarie, purché queste siano:
– Rispondenti all’interesse del minore
– Sostenibili economicamente
– Adeguatamente documentate
B) Procedura Esecutiva
– Dopo aver ottenuto il titolo esecutivo (decreto ingiuntivo), si può procedere con l’esecuzione forzata
– Il decreto di omologa della separazione può costituire già titolo esecutivo per alcune spese straordinarie, se previste specificamente
3. DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
Per agire efficacemente è necessario:
– Conservare tutte le ricevute e prove di pagamento
– Documentare i tentativi di richiesta di pagamento all’altro coniuge
– Dimostrare la necessità e l’utilità della spesa per il minore
– Provare l’effettività degli esborsi
4. CONSEGUENZE LEGALI
Come previsto dall’art 570 bis CP, il mancato pagamento può comportare anche conseguenze penali per violazione degli obblighi di assistenza familiare.
5. CRITERI DI VALUTAZIONE DEL GIUDICE
Secondo la Cassazione n. 25055/2017, il giudice valuterà:
– L’effettiva necessità della spesa
– La rispondenza all’interesse del minore
– La sostenibilità economica per entrambi i genitori
– La proporzionalità della spesa rispetto alle condizioni economiche familiari
6. SUGGERIMENTI PRATICI
– Tentare inizialmente una risoluzione amichevole
– Documentare accuratamente ogni comunicazione con l’altro genitore
– Conservare prove dell’inadempimento e della necessità delle spese

Per una consulenza approfondita puoi contattare il mio studio legale, chiedendo anche una consulenza a distanza. Sono pronta ad offrirti tutta l’assistenza necessaria, garantendo un’analisi dettagliata delle tue esigenze legali, anche attraverso un incontro virtuale che ti permetterà di ricevere supporto comodamente da casa tua. L’onorario per la prima consulenza è di 150 euro

Mio marito mi ha sempre trattata male, posso chiedere l’addebito?

Questa domanda mi viene posta di frequente: se mi separo posso chiedere l’addebito visto che mio marito mi ha sempre trattata male? Ebbene, se tuo marito ti ha sempre trattata male e stai considerando di chiedere l’addebito in caso di separazione o divorzio, è importante sapere che l’addebito può essere richiesto quando uno dei coniugi ha commesso una violazione grave dei doveri matrimoniali, come maltrattamenti o comportamenti lesivi. È fondamentale tenere presente che sono necessarie prove concrete, quindi è di estrema importanza documentare i comportamenti. Pertanto, è consigliabile iniziare a raccogliere prove dei maltrattamenti, come messaggi, registrazioni o testimonianze di persone che hanno assistito a tali condotte.

Ma andiamo nello specifico: la separazione può essere richiesta con addebito al coniuge che tiene comportamenti offensivi quando questi rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza. Ecco gli elementi principali da considerare:

  1. Il comportamento deve essere volontario e consapevole
  2. Deve violare i doveri matrimoniali
  3. Deve sussistere un nesso causale tra il comportamento offensivo e l’intollerabilità della convivenza
  4. Il comportamento deve essere privo di giustificazioni valide
  5. Comportamenti offensivi rilevanti:
  6. Uso di espressioni ingiuriose e offensive
  7. Atti lesivi della dignità del coniuge
  8. Violazioni dei doveri di assistenza morale e materiale
  9. Condotte che compromettono l’equilibrio relazionale della coppia
  10. Criteri di valutazione del giudice:
  11. Gravità oggettiva del comportamento
  12. Valutazione comparativa dei comportamenti di entrambi i coniugi
  13. Proporzionalità delle eventuali reazioni
  14. Contesto complessivo della relazione
  15. Onere della prova:
    Chi richiede l’addebito deve dimostrare:
  16. L’esistenza del comportamento offensivo
  17. Il nesso causale tra tale comportamento e l’intollerabilità della convivenza
  18. Conseguenze dell’addebito:
  19. Perdita del diritto al mantenimento
  20. Decadenza da alcuni diritti successori
  21. Possibili ripercussioni sulla determinazione degli aspetti economici della separazione
    È importante sottolineare che non ogni comportamento offensivo porta automaticamente all’addebito. Il giudice deve valutare la situazione nel suo complesso, considerando la gravità dei comportamenti e il loro effettivo impatto sulla crisi coniugale.

Ogni caso è poi unico, quindi nell’ambito di una consulenza è possibile capire la situazione ed elaborare una strategia difensiva efficace e personalizzata, studiando attentamente tutti gli aspetti legali e fattuali coinvolti. Puoi prenotare il tuo appuntamento chiamando al mio studio, anche richiedendo una consulenza a distanza per una maggiore comodità. L’onorario per la prima consulenza è di 150,00 euro.

Dopo due giorni di ricovero mia madre aveva già le piaghe da decubito. La storia di una mia cliente

Ricoverare un genitore con Alzheimer in RSA o in una casa di riposo è una decisione difficile, piena di paura, dolore e senso di colpa. Queste emozioni cercano conforto nel vedere che la struttura offre servizi di qualità e che, nonostante sia una scelta difficile, è quella giusta. L’assistenza professionale e la cura dedicata possono effettivamente far la differenza nella vita del proprio caro, garantendo non solo un ambiente sicuro, ma anche attività stimolanti che possono migliorare la loro qualità della vita. Ecco, purtroppo, non sempre va così.

Da quando mi occupo dell’azione Alzheimer-RSA ascolto molte storie, ognuna delle quali porta con sé un peso emotivo unico e profondo, ma lo sguardo straziante, in cerca di aiuto, che ho visto in una delle mie clienti me lo sento ancora addosso. Sua madre era stata ricoverata in una struttura con la speranza di ricevere le cure necessarie, ma dopo solo due giorni di permanenza, considerato un iniziale peggioramento della donna, è emerso che la stessa aveva nella regione lombo sacrale una profonda piaga da decubito, un chiaro segno di negligenza e insufficienza di assistenza. In un anziano non collaborativo e che deambula a fatica, una piaga da decubito è un grandissimo problema, poiché non solo causa un intenso dolore fisico, ma può anche portare a serie complicazioni mediche, come infezioni, che aggravano ulteriormente la già fragile condizione di salute del paziente. È devastante pensare che, nonostante le aspettative di cura e supporto, si possano verificare simili situazioni, mettendo a rischio il benessere e la dignità delle persone anziane, spesso affidate a strutture che dovrebbero rappresentare una sicurezza e un rifugio.

Abbiamo subito richiesto una visita medico legale da effettuarsi presso la struttura, non solo per certificare quanto già accaduto, ma anche per avere la certezza che, in futuro, le cure venissero seguite in modo accurato e professionale, e avviato il processo di raccolta delle informazioni necessarie per una valutazione completa del caso in questione. Una piaga da decubito, infatti, rappresenta una condizione grave e delicata che richiede cure e attenzioni particolari, come l’utilizzo di presidi specifici per alleviare la pressione e promuovere la guarigione, oltre a un monitoraggio costante delle condizioni del paziente. È fondamentale garantire che ogni aspetto del trattamento sia individualizzato e adattato alle esigenze del singolo, affinché si possano prevenire complicazioni ulteriori e garantire un recupero efficace. Solo con un approccio così meticoloso si può sperare di ridurre al minimo i disagi e migliorare la qualità della vita del paziente colpito. Abbiamo inoltre richiesto un risarcimento del danno alla casa di riposo, considerando che la responsabilità della struttura è cruciale nel garantire un’assistenza di alto livello e prevenire situazioni di questo tipo in futuro.

Le piaghe da decubito sono indice fondamentale della qualità della sanità in un contesto ospedaliero e assistenziale. Non devono svilupparsi. È cruciale prevedere le condizioni di rischio per queste lesioni, implementando misure preventive adeguate, come il monitoraggio regolare della pelle, l’utilizzo di materassi speciali e una corretta gestione della mobilizzazione dei pazienti. Solo attraverso un approccio proattivo e una formazione continua del personale sanitario si può garantire la prevenzione efficace di queste complicanze. E la RSA era responsabile. Eccome.

Se anche tu – come purtroppo molti famigliari dei pazienti che assisto mi riferiscono – ti sei trovato in questa situazione difficile e complessa e vuoi effettuare una consulenza legale presso il mio studio o a distanza, prenota un appuntamento per discutere le tue preoccupazioni e trovare le soluzioni più adatte alle tue esigenze. Sono qui per offrirti supporto e guida, affinché tu possa affrontare questa situazione con tranquillità e consapevolezza, comprendendo appieno i tuoi diritti e le tue opzioni.

Il costo della prima consulenza è di 150,00 euro

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