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Avv. Emanuela Astolfi

Mese

giugno 2025

Avvocato, possiamo fare separazione e divorzio insieme? Le giovani coppie e la nuova consapevolezza affettiva

Negli ultimi tempi, mi capita sempre più spesso di ricevere in studio coppie molto giovani, spesso poco più che trentenni, con figli piccolissimi. Sono mamme e papà che, nonostante la giovane età, dimostrano una maturità sorprendente. Arrivano da me con una domanda molto diretta:

“Avvocato, ci possiamo separare e divorziare insieme?”

La risposta, da un punto di vista tecnico, è: , a determinate condizioni. Ma prima di parlare di norme, vorrei condividere una riflessione più umana.

Queste giovani coppie, pur nella difficoltà della fine di una relazione, portano con sé un tratto che le distingue: la volontà di collaborare per il bene dei figli. Nessun muro, pochi rancori, tanto senso pratico.
Non c’è quel carico emotivo sedimentato che spesso trovo, invece, nelle coppie over 40. Nelle giovani coppie c’è ancora spazio per il dialogo, per l’ascolto. La relazione di coppia finisce, ma resta — forte — quella genitoriale.

Il valore della negoziazione assistita

La maggior parte di loro sceglie la via della negoziazione assistita, uno strumento semplice, efficace e poco conflittuale. Un tavolo, due avvocati, due persone che vogliono trovare un punto di equilibrio.
Si parla di tempi, di spazi, di vacanze, di spese straordinarie. Si mette tutto nero su bianco, con un tono civile, costruttivo.

E spesso, proprio grazie alla negoziazione assistita, riusciamo a firmare nello stesso atto sia la separazione che il divorzio, se sono trascorsi i termini di legge (6 mesi in caso di separazione consensuale). È una scelta che molti fanno non solo per semplificare, ma anche per voltare pagina con consapevolezza e dignità.

Separarsi da giovani: non è un fallimento

Ci tengo a dirlo sempre, anche fuori dal linguaggio giuridico: separarsi presto non è un fallimento. È una scelta difficile, certo, ma spesso anche una grande prova di coraggio. È riconoscere che l’amore può cambiare forma, e che il rispetto può continuare a vivere nella co-genitorialità.

Lo vedo ogni giorno: papà che si preoccupano di mantenere la routine dei figli, mamme che facilitano i tempi di visita, genitori che scelgono case vicine per non spezzare gli equilibri.
Sono piccoli gesti che parlano di una nuova cultura della separazione, più sana, più consapevole.

Se stai vivendo una situazione simile, o se senti che è arrivato il momento di affrontare questo passaggio puoi contattare il mio studio legale per una consulenza in presenza o anche a distanza, se non sei di Roma. Ricevo sia in presenza, a Roma, sia a distanza: grazie agli strumenti digitali e al processo telematico, seguo separazioni e divorzi in tutta Italia.

Molti di voi arrivano a me proprio da questo spazio online, e scelgono di fidarsi anche solo dopo una prima consulenza telefonica. Per me è fondamentale farvi sentire al sicuro, e questo significa darvi informazioni chiare, comprensibili, senza tecnicismi inutili.
Nessuno esce da una mia consulenza senza sapere esattamente cosa sta facendo e cosa accadrà dopo.

L’onorario per la prima consulenza – in studio o a distanza- è di 150 euro.

Anche se viviamo in città diverse, possiamo affrontare questa sfida insieme.

Avv Emanuela Astolfi


147 mila euro per curare la madre in RSA: la mia sfida per restituire dignità e giustizia a questa storia

Pagare per le cure di un familiare gravemente malato è una delle cose che si fanno senza discutere. Ma il punto è: si deve davvero pagare?

Oggi vi racconto la storia di un mio cliente.
La mamma, affetta da demenza grave, è da anni ricoverata in una RSA convenzionata. Assistenza quotidiana, trattamenti sanitari continui, farmaci, monitoraggi, interventi multidisciplinari. E lui che, per garantirle tutto questo, ha versato oltre 147.000 euro.

Insieme abbiamo introdotto un procedimento avanti al Tribunale di Roma.
Il punto è semplice: quando l’assistenza e la cura sanitaria sono inscindibili, la retta non può essere a carico della famiglia. È il Servizio Sanitario Nazionale che deve farsene carico.
Lo dice la legge. Lo dice la Cassazione. Lo ribadiscono le sentenze, molte delle quali ottenute da me. Seguo attualmente procedimenti relativi a questa azione collettiva a Roma, Milano e Torino

In questi casi, i familiari non devono pagare. E se lo hanno fatto, possono chiedere il rimborso attraverso un’azione giudiziale

Questa non è solo una questione economica. È una battaglia di principio.
Una battaglia per la dignità della persona fragile e per la tutela di chi, ogni giorno, porta sulle spalle un carico emotivo e materiale spesso insostenibile.
È una battaglia per tutti i figli e i familiari che non si arrendono, anche quando sono esausti. Che resistono, anche quando la solitudine pesa più della burocrazia.

Chi mi conosce lo sa: mi piace parlare chiaro.
Questa non è solo una causa legale, è un gesto concreto.
È il diritto che finalmente difende, anziché solo giudicare. È la giustizia che si prende cura.
È la risposta a un figlio esasperato che si sente lasciato solo mentre la madre, ogni giorno, perde un pezzo di sé.

Perché la demenza è un mostro subdolo, che non si ferma nemmeno davanti all’amore più profondo.
Cancella volti, voci, abitudini. Lascia tracce sbiadite. E a volte, restano solo dei gesti, un’espressione del volto, un lampo negli occhi.
Ed è lì che i familiari si aggrappano. In quei frammenti cercano la conferma che, da qualche parte, quella persona c’è ancora.

Da anni mi occupo dell’azione collettiva nazionale a tutela dei malati di Alzheimer e di altre patologie neurodegenerative, un ambito che richiede non solo competenza giuridica, ma anche sensibilità e una profonda conoscenza delle implicazioni sociali e familiari connesse a queste situazioni complesse.

Sebbene ogni procedimento giudiziario presenti margini di incertezza, resta fermo un punto: la tutela del diritto alla salute e alla dignità delle persone fragili è un obiettivo imprescindibile.
Chi desidera un primo inquadramento del proprio caso può contattare l’associazione Avvocato del Cittadino, per fissare un appuntamento – sia in sede che da remoto – direttamente con me.

Seguo personalmente i procedimenti, anche al di fuori del foro di Roma: sono infatti attualmente incardinati ricorsi anche presso i Tribunali di Milano e Torino, oltre che in altre sedi territoriali. Ogni caso viene trattato con la massima attenzione, con l’obiettivo di valutare insieme la sussistenza dei presupposti per agire e offrire alla famiglia un percorso chiaro, concreto e affidabile.

Ogni paziente ha diritto a cure adeguate. Ogni famiglia ha diritto a non sentirsi abbandonata.
È partendo da questi principi che si costruisce una difesa vera, rispettosa e determinata.

Avv Emanuela Astolfi

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