Ricerca

studiolegaleastolfi

Avv. Emanuela Astolfi

Autore

emanuelaastolfi

Il blog a cura di Emanuela Astolfi, in collaborazione con Avvocato del Cittadino

Adozione del maggiorenne, come si fa

L’adozione di un maggiorenne in Italia è un processo legale che consente a una persona di adottare un’altra persona adulta. Sebbene l’adozione di minorenni sia più comune e segua procedure specifiche, l’adozione di maggiorenni è possibile e ha le sue specifiche modalità. Ecco i passi principali da seguire:

  1. Requisiti: Prima di tutto, è importante che entrambe le parti (l’adottante e l’adottato) soddisfino determinati requisiti. In generale, l’adottante deve avere almeno 18 anni in più dell’adottato.
  2. Consenso: L’adottato deve dare il proprio consenso all’adozione. Questo consenso deve essere espresso in modo chiaro e consapevole. E’ inoltre necessario l’assenso dei genitori dell’adottando, del coniuge dell’adottante e dell’adottando, se coniugati e non legalmente separati
  3. Domanda presso il Tribunale: L’adozione viene formalizzata tramite una domanda da presentare al Tribunale competente. È consigliabile rivolgersi a un avvocato che possa assisterti nella redazione e presentazione della domanda.
  4. Procedura: Una volta presentata la domanda, il Tribunale procederà a valutare la richiesta. Potrebbero esserci audizioni per entrambe le parti coinvolte, e il giudice valuterà se ci sono motivi validi per procedere con l’adozione.
  5. Sentenza: Se il Tribunale accoglie la richiesta, emetterà una sentenza di adozione. Questa sentenza avrà effetto legale e stabilirà un nuovo rapporto di parentela tra le due persone.
  6. Registrazione: Dopo la sentenza, l’adozione deve essere registrata presso l’ufficio dello stato civile.

È importante notare che l’adozione di maggiorenni non comporta la creazione di diritti e doveri simili a quelli dell’adozione di minorenni, come il mantenimento dei genitori adottivi o l’assegnazione di eredita. Tuttavia, può rafforzare legami affettivi e familiari già esistenti.

Secondo l’articolo 9 della legge sull’adozione (Legge 4 maggio 1983, n. 184), nel caso di adozione di un maggiorenne, quest’ultimo può decidere se mantenere il proprio cognome o assumere quello dell’adottante. Se l’adottato sceglie di mantenere il proprio cognome, questo continuerà ad essere ufficialmente utilizzato, a meno che non venga fatto un esplicito cambio.

Per una consulenza legale, puoi fissare un appuntamento presso il mio studio, dove ti accoglierò in un ambiente professionale e riservato, oppure richiedere una consulenza a distanza, permettendoti di ricevere supporto e indicazioni legali comodamente da casa tua; in entrambi i casi, il mio obiettivo è fornire assistenza personalizzata e adeguata alle tue esigenze specifiche, garantendo una comunicazione chiara e trasparente.

L’norario per la prima consulenza è di 150,00 euro

Separazione veloce, cos’è e come si fa

La negoziazione assistita da avvocati per la separazione è un processo legale che consente alle coppie di raggiungere un accordo sui temi della separazione in modo collaborativo, evitando di ricorrere a un giudice. Questo tipo di procedura è stato introdotto in Italia dalla legge n. 162 del 2014 e prevede che entrambe le parti siano assistite da avvocati, i quali li supportano nella definizione di tutte le questioni relative alla separazione, come:

  • L’affidamento dei figli
  • Il mantenimento e l’assegno di mantenimento
  • La divisione dei beni patrimoniali

La negoziazione assistita ha come obiettivo di facilitare un dialogo costruttivo tra le parti, nel rispetto delle esigenze di entrambi, e di trovare un accordo che possa essere il più possibile soddisfacente. Alla conclusione della negoziazione, l’accordo raggiunto viene formalizzato in un documento che può essere successivamente omologato dal tribunale, rendendolo così ufficiale.

La negoziazione assistita per la separazione, inoltre, crea un clima di dialogo nella coppia e quindi è un primo step nella costruzione del nuovo equilibrio che la famiglia dovrà trovare durante la crisi matrimoniale. Grazie a questo processo, le parti coinvolte possono esplorare insieme le proprie esigenze e desideri, affrontando le difficoltà con maggiore serenità e cooperazione. In questo modo, si favorisce una comunicazione aperta e onesta, fondamentale per risolvere i conflitti in modo costruttivo. La negoziazione assistita non solo agevola la definizione delle questioni pratiche come la divisione dei beni e la custodia dei figli, ma offre anche l’opportunità di riflettere sui sentimenti e sulle aspettative, contribuendo così a un futuro più armonioso post-separazione.

Puoi affidarti a me per la tua separazione con negoziazione assistita: prenota il tuo appuntamento presso il mio studio o richiedi una consulenza a distanza, da qualunque comune italiano. Posso assisterti a distanza per l’intera procedura, offrendoti supporto e guida in ogni fase del processo. La mia esperienza nel campo del diritto di famiglia mi permette di comprendere le tue esigenze specifiche e di fornirti soluzioni personalizzate. Ricorda che ogni situazione è unica; pertanto, sarà mia premura aiutarti a trovare l’approccio più adeguato e vantaggioso per la tua situazione. Non esitare a contattarmi, anche se non sei sicuro di quali passi intraprendere; insieme possiamo costruire un percorso sereno e collaborativo.

L’onorario per la prima consulenza legale è di 150 euro.

Quando si richiede l’amministrazione di sostegno?

Quando è necessario chiedere per un soggetto l’amministrazione di sostegno? Questa richiesta si presenta quando una persona si trova in una situazione di difficoltà o vulnerabilità, tale da non poter gestire in modo autonomo i propri interessi personali o patrimoniali. Ad esempio, possono sorgere necessità di supporto in caso di malattia, disabilità o incapacità temporanea, dove è fondamentale garantire la tutela dei diritti e delle esigenze dell’individuo. L’amministrazione di sostegno può essere fondamentale per garantire che le decisioni importanti, come quelle riguardanti la salute, le finanze e la vita quotidiana, siano affrontate con la dovuta attenzione e responsabilità, avvalendosi della figura di un supporto che agisca nel migliore interesse del soggetto coinvolto.

Chi può essere nominato amministratore di sostegno? Questo ruolo può essere assunto da familiari o professionisti appositamente formati, come avvocati specializzati nel diritto di famiglia e nelle questioni di tutela. È fondamentale che la persona nominata abbia la capacità di comprendere le esigenze dell’assistito e di operare nel suo migliore interesse, rispettando la sua volontà e le sue preferenze, nonché garantendo un’adeguata gestione delle questioni patrimoniali e sanitarie. Infatti, la scelta della persona giusta non deve essere sottovalutata, poiché richiede una profonda conoscenza sia del contesto personale sia delle normative vigenti. In genere, la scelta primaria ricade sul familiare più stretto dell’amministrato, in quanto è spesso colui che ha una connessione emotiva più forte e che è più consapevole delle necessità e delle aspirazioni dell’individuo assistito, favorendo così un ambiente di sostegno più efficace e compassionevole.

Se hai la necessità di presentare un ricorso per l’apertura dell’amministrazione di sostegno, puoi prenotare un appuntamento presso il mio studio per una consulenza approfondita e personalizzata. Posso assisterti in tutta Italia e, nel caso in cui tu non possa recarti fisicamente presso il mio studio, abbiamo la possibilità di organizzare un appuntamento per una prima consulenza a distanza, utilizzando strumenti digitali che garantiscono la massima comodità e sicurezza per entrambe le parti. In questo modo, potrai ricevere l’assistenza necessaria senza dover affrontare spostamenti complicati. Ti informo che l’onorario per la prima consulenza è di 150,00 euro. Sono atua disposizione per chiarire i tuoi dubbi e fornirti un piano d’azione preciso per affrontare la tua situazione.

Se il figlio si rifiuta di lavorare il mantenimento è sempre dovuto?

Se il figlio si rifiuta di lavorare, il mantenimento è sempre dovuto? Questa è una questione complessa che dipende da diversi fattori, tra cui l’età del figlio, il suo stato di salute e le circostanze specifiche della famiglia. In genere, i genitori hanno l’obbligo di fornire un sostegno economico ai propri figli fino a quando non raggiungono un certo grado di indipendenza. Tuttavia, se un figlio adulto decide di non cercare lavoro senza giustificato motivo, può sorgere un dibattito su quanto a lungo i genitori debbano continuare a sostenere finanziariamente le sue scelte.

Secondo i Tribunali italiani “In linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, lo stato di non occupazione del figlio non può più essere considerato come giustificazione del mantenimento “oltre la soglia dei 34 anni“, tuttavia non è possibile generalizzare ed ogni caso va affrontato nello specifico. Questo approccio si basa sull’idea che la crescita personale e l’autonomia finanziaria debbano essere incoraggiate e sviluppate, specialmente in un contesto economico in continuo mutamento, dove le opportunità di lavoro possono variare notevolmente. Inoltre, è fondamentale considerare il contesto sociale e famiglie diverse, in quanto alcuni giovani possono trovarsi in situazioni di particolare difficoltà che richiedono un’analisi approfondita delle circostanze individuali, dei motivi del loro stato lavorativo e delle aspettative del supporto genitoriale. In altre parole, ogni situazione va valutata in modo complesso e completo, piuttosto che applicare una regola generale che potrebbe non riflettere la realtà di molti.

La giurisprudenza è orientata a non agevolare la vita ai cosiddetti figli fannulloni, e tale orientamento si riflette nelle decisioni adottate dai tribunali italiani. Inoltre, la Corte di Cassazione, con una recente ordinanza (n. 23133 del 31 luglio 2023), ha chiarito i limiti relativi al mantenimento per il figlio maggiorenne non autosufficiente, evidenziando che, per poter richiedere l’assegno familiare o il mantenimento, il soggetto interessato deve dimostrare un concreto impegno nella ricerca di un’autonomia economica e personale. Questo intervento giurisprudenziale costituisce un significativo passo in avanti per evitare che i figli “ultra maggiorenni”, nonostante la propria condizione di non autosufficienza, non si adoperino per contribuire attivamente al proprio sostentamento. In particolare, la decisione della Corte non solo cerca di garantire che i genitori non si trovino in una posizione di costante supporto finanziario, ma mira anche a promuovere un approccio responsabile e proattivo nei riguardi della vita dei giovani adulti. Questa nuova interpretazione giuridica offre, pertanto, un incentivo affinché i figli abbiano un futuro di maggiore autonomia e indipendenza.

Per una consulenza legale presso il mio studio chiama allo 06.89574788 per fissare un appuntamento; Puoi fruire anche della consulenza legale a distanza, da qualunque comune italiano, utilizzando strumenti digitali che garantiscono la massima riservatezza e comodità. La mia priorità è fornirti supporto legale di qualità, indirizzandoti con competenza e responsabilià verso la risoluzione dei tuoi problemi.

Qual è la procedura per adottare un minorenne?

Adottare un minorenne in Italia è un processo che segue procedure specifiche e normative ben definite. Ecco una panoramica delle fasi principali dell’adozione:

  1. Tipi di adozione: In Italia ci sono due principali tipi di adozione:
    • Adozione piena (che comporta la cessazione dei rapporti con la famiglia di origine e la creazione di un nuovo rapporto giuridico con la famiglia adottiva).
    • Adozione semplice (che mantiene alcuni legami con la famiglia di origine).
  2. Requisiti per adottare: Possono adottare coppie sposate, coppie di fatto o singoli, ma ci sono alcuni requisiti:
    • Età: Gli adottanti devono avere almeno 18 anni e non più di 45 anni in più rispetto al minorenne.
    • Idoneità: È necessario dimostrare di avere un ambiente idoneo e stabile per il minorenne.
  3. Procedura di adozione:
    • Richiesta di idoneità: Gli aspiranti genitori adottivi devono presentare una domanda di idoneità presso il tribunale competente. Questa richiesta include la presentazione di documenti e la partecipazione a colloqui e corsi di formazione.
    • Valutazione sociale: Un’assistente sociale eseguirà una valutazione del contesto familiare e delle condizioni di vita degli adottanti.
    • Attesa di abbinamento: Una volta ottenuta l’idoneità, si entra in una fase di attesa per essere abbinati a un bambino.
  4. Adozione internazionale: Se si desidera adottare un minorenne da un altro paese, si deve seguire la normativa internazionale e le leggi del paese di origine del bambino, oltre a quelle italiane.
  5. Procedimento legale: Una volta trovato un minorenne da adottare, si deve presentare una petizione al tribunale per finalizzare l’adozione.
  6. Post-adozione: Dopo l’adozione, ci sono obblighi di follow-up da parte dei servizi sociali per monitorare l’adattamento e il benessere del bambino.

Insieme possiamo affrontare questo percorso, un cammino unico e che è sempre diverso per ogni famiglia, ricco di esperienze da condividere, sfide da superare e traguardi da raggiungere. Costruiremo un percorso indimenticabile che ci accompagnerà per la vita

CONVIVENZA: QUALI SONO I DIRITTI DEL COMPAGNO/A?

Il convivente more uxorio, ossia colui che vive in una relazione affettiva stabile e duratura senza essere legalmente sposato, ha diritti e doveri. La situazione dei conviventi è disciplinata da varie normative, ecco alcuni punti chiave riguardanti i diritti dei conviventi more uxorio:

  1. Diritto all’abitazione: Se la coppia vive insieme e uno dei due partner è proprietario della casa, in caso di morte del compagno/a proprietario, il conviventeha il diritto a rimanere nell’abitazione, a patto che possa dimostrare di aver condiviso una vita comune, sostenendo così la propria posizione legale in merito al diritto di permanenza nella residenza condivisa
  2. Successione: I conviventi more uxorio non hanno gli stessi diritti ereditari dei coniugi, ma la situazione può risultare complessa. Tuttavia, se il partner defunto ha redatto un testamento a favore del convivente, questi può ricevere beni, il che offre una certa protezione economica al partner superstite in assenza di legami matrimoniali formali. È importante che i conviventi siano a conoscenza di queste normative per poter pianificare adeguatamente il proprio futuro e tutelarsi nel caso di eventi inaspettati.
  3. Relazioni con i figli: Nel caso in cui la coppia abbia figli, entrambi i genitori sono investiti di diritti e doveri nei confronti della prole. Non sussiste alcuna distinzione tra figli legittimi e figli naturali, poiché a tutti i figli sono garantiti i medesimi diritti. È fondamentale che i genitori si adoperino in modo congiunto per assicurare il benessere e la crescita armoniosa dei propri figli, contribuendo a creare un ambiente familiare stabile e favorevole al loro sviluppo personale e sociale.
  4. Assistenza sanitaria: Per garantire il diritto di decidere in ambito sanitario, è consigliabile che i conviventi redigano un atto di designazione in cui uno designa l’altro come proprio rappresentante per le decisioni mediche. Questo può essere fatto tramite un documento notarile.
  5. Registrazione della convivenza: È possibile registrare la propria convivenza presso gli uffici comunali, il che conferisce alcuni diritti aggiuntivi, come il diritto a benefici sociali e assistenziali.

Se avete bisogno del mio supporto e di una consulenza legale specializzata, vi invito a prenotare un appuntamento presso il mio studio legale in Roma, dove troverete un ambiente professionale e accogliente, oppure a richiedere una consulenza a distanza: possiamo concordare un appuntamento telefonico o un incontro su Zoom, entrambe le opzioni sono pensate per garantirvi la massima comodità e flessibilità. Durante la consulenza, avrete l’opportunità di discutere in dettaglio le vostre esigenze e preoccupazioni legali, permettendomi di fornirvi un’assistenza mirata e personalizzata.

La parcella per la prima consulenza prevede è di 150,00 euro

PILLOLE INFORMATIVE

La protesi si stacca per 4 volte: chiesto il risarcimento al dentista

La mia cliente si è rivolta ad uno studio dentistico per cure odontoiatriche relative al rifacimento di un manufatto protesico fisso, un ponte che interessava anche gli incisivi dell’arcata superiore, accettando un preventivo (integralmente saldato) di 6.000,36 Euro.


Purtroppo le cose non sono andate bene: la protesi viene eseguita per ben 4 volte “ex novo”. Si stacca in continuazione, risulta ad ogni intervento inadeguata e crea una continua sintomatologia dolorosa alla paziente, oltreché ripetuti episodi ascessuali. Dopo più di due anni la signora non trova soluzione al suo problema e – ovviamente – ha anche intuibili danni estetici e funzionali (la donna, infatti, si è imbattuta nell’improvvisa caduta del ponte dentale e nella conseguente compromissione della sua serenità e nella rinunzia alla socialità per un considerevole lasso di tempo).


Decide dunque di rivolgersi ad un altro professionista perché ormai, dopo la quarta volta, non ha più alcuna fiducia nel centro medico che l’ha assistita per anni. Prima però si rivolge al mio studio per la richiesta risarcitoria: la invito, prima di iniziare un nuovo percorso di cura, a sottoporsi ad una perizia medico legale dalla quale emerge anche una frattura nella porzione mesio-vestibolare della superficie radicolare causata dai vari interventi di rifacimento della protesi.


In questi, in realtà, casi sarebbe opportuno sottoporsi ad un accertamento tecnico preventivo prima di procedere con l’esecuzione della nuova protesi, tuttavia, non sempre, come in questo caso, il cliente è disposto ad aspettare i tempi determinati dal procedimento cautelare pertanto, quantomeno, è raccomandabile affidarsi ad un professionsta di fidicia per una relazione medico legale prima di eseguire nuovi interventi (anche per evitare “rimpalli” di responsabilità). E’ infatti possibile richiedere il risarcimento danni al dentista solo quando viene accertato che il suo operato non è stato conforme alle regole di diligenza, prudenza e perizia.

Anziana cade in RSA, la struttura diagnostica tardivamente la frattura. La paziente muore

Anna è anziana, non è più autonoma ed ha bisogno di aiuto per svolgere qualunque attività della vita quotidiana. Sua figlia, con molto dolore, ha dovuto ricoverarla in RSA perché non è più gestibile tra le mura domestiche, il suo quadro clinico è troppo complicato.

Un giorno, sua figlia, in compagnia del marito, si reca presso la struttura di cura per farle visita ma la caposala la ferma. Le riferisce che Anna è caduta. Quel giorno non è possibile incontrarla. Anna si allarma, insiste, ma nulla. Successivamente viene tranquillizzata: dall’esame diagnostico con raggi X non emergono fratture. Ma Anna continua a stare male, riferisce alla figlia di dolori lancinanti e così viene portata la pronto soccorso e le viene diagnosticata una “frattura sottocapitata femore destro”.

La figlia di Anna si rivolge al mio studio, mi racconta i fatti E’ preoccupata: aveva proceduto con il ricovero proprio perché sentiva che la madre era in costante pericolo dato il suo stato psicofisico. Ma in RSA non solo cade: addirittura non le diagnosticano subito la gravissima frattura. Si perde tempo. Diventa tardi per l’operazione e si condanna la paziente all’allettamento. Io chiedo immediatamente una visita medico legale presso la struttura, anche per verificare i piani terapeutici. Ma ormai è tardi. Anna viene a mancare e sua figlia cade nello sconforto più totale. Anche la mia energia si trasforma in impotente rassegnazione: non era di certo il risarcimento che interessava alla figlia, ma cercare di salvare sua madre, cosa che non è stato possibile

Anche se per questo tipo di tragedie non esiste nessun tipo di refusione, almeno per ottenere maggiore attenzione verso chi è ancora degente presso la RSA ed alzare il livello di controllo, la figlia di Anna, mio tramite, ha diffidato la struttura di cura e chiesto il riconoscimento del nesso di causalità tra il sinistro e la morte di sua madre. Dato lo stato clinico in cui già versava Anna, la strada scelta è dura, ne siamo consapevoli, ma il medico legale ci conferma che è percorribile. La RSA disconosce le responsabilità. Noi andiamo avanti per la nostra strada e dopo circa 6 mesi troviamo un accordo stragiudiziale. Il vuoto della perdita non è colmabile ma quella tormentosa rabbia, almeno in parte, è stato placata: a volte serve un precedente per far funzionare meglio le cose.

Blog su WordPress.com.

Su ↑