
Chi mi segue in questo spazio informativo che ormai è diventato il sito del mio studio legale sa già come risponderò: non c’è una risposta univoca.
Ogni situazione, ogni coppia è unica. Ci sono dei principi che possiamo applicare e che costituiscono la nostra strategia difensiva, ma nella mia professione non esistono casi copia e incolla. Ogni caso, ogni persona, è un mondo a sé.
Vediamo insieme.
Se sei in fase di separazione e ti stai chiedendo se (o quanto) potrai ricevere o dover versare un assegno di mantenimento al tuo ex coniuge disoccupato, sappi che non basta non lavorare per averne diritto.
Il coniuge a cui non è addebitabile la separazione può ricevere un assegno di mantenimento solo se privo di adeguati redditi propri. Quindi, essere senza lavoro non è automaticamente sufficiente.
Serve provare di non potersi mantenere, non solo di essere disoccupati
La Cassazione, con l’ordinanza n. 3354/2025, è stata molto chiara: “l’attitudine al lavoro proficuo del coniuge richiedente, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento essenziale di valutazione ai fini della determinazione della misura dell’assegno stesso. Tale capacità lavorativa deve essere riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, considerando ogni concreto fattore individuale e ambientale, con esclusione di mere valutazioni astratte e ipotetiche. Grava sul coniuge richiedente l’assegno, qualora sia accertata in fatto la sua capacità di lavorare, l’onere della dimostrazione di essersi attivamente e inutilmente adoperato per reperire un’occupazione confacente alle proprie attitudini professionali“
Quindi, chi chiede un mantenimento deve dimostrare non solo di non lavorare, ma anche di essersi attivamente attivato per cercare un’occupazione coerente con le proprie competenze.
Quindi: se sei in grado di lavorare ma non ti sei dato/a da fare, o se hai rifiutato offerte senza motivo valido, l’assegno può esserti negato.
Insomma, solidarietà tra coniugi sì, ma con criterio!
La valutazione della capacità lavorativa
Un aspetto fondamentale è valutare concretamente se il coniuge disoccupato può lavorare.
La Cassazione ci ricorda che la capacità lavorativa non va valutata in astratto. Bisogna guardare alla situazione reale: età, salute, esperienza, opportunità locali, disponibilità a spostarsi, ecc.
Non basta dire “non ho lavoro”. Si deve valutare quanto realmente quella persona potrebbe guadagnare e se sta facendo qualcosa per farlo.
I fattori che incidono nella decisione
Vediamoli in modo semplice:
- Età e condizioni personali: se sei avanti con l’età, se non hai mai lavorato prima, se il mercato del lavoro è difficile per te… tutto questo incide.
- Impegni familiari: se durante il matrimonio hai rinunciato a lavorare per occuparti della famiglia, e questo è stato frutto di una scelta condivisa, la cosa ha un peso rilevante.
- Situazione patrimoniale complessiva: non si guarda solo al reddito dell’ex, ma anche a risparmi, immobili, investimenti, capacità reddituali di chi richiede.
Assegno nella separazione e assegno nel divorzio
Attenzione: non è lo stesso assegno.
Nel caso di separazione, si resta ancora legalmente coniugi e quindi c’è un dovere di assistenza materiale.
Nel divorzio, invece, il criterio diventa quello della solidarietà post-coniugale, e l’assegno ha una logica diversa.
Quando l’assegno viene escluso
Ci sono diversi casi in cui l’assegno può non essere riconosciuto, anche se il coniuge non lavora:
- Se ha rifiutato lavori o non ha dimostrato di cercarli
- Se ha risorse proprie, come risparmi, case, rendite
- Se non prova l’impossibilità oggettiva di lavorare
La giurisprudenza è molto chiara: non si può restare inerti e pretendere il mantenimento.
Bisogna provare di non potersi mantenere da soli, non solo dire di non lavorare.
Ogni caso è unico, serve una valutazione concreta
I tribunali oggi non si accontentano delle parole.
Esaminano nel dettaglio tutta la situazione economica e personale del richiedente: redditi, patrimonio, capacità lavorative, storie di vita.
E valutano anche elementi non reddituali: immobili, titoli, polizze, ecc.
Solo se l’inoccupazione è legata alla fine di una collaborazione lavorativa con l’altro coniuge, o a difficoltà oggettive di reinserimento (magari per la presenza di figli minori), l’assegno può essere riconosciuto.
In conclusione: Se stai pensando di separarti e ti stai ponendo il problema dell’assegno, sappi che nessuna risposta può essere standard.
Ci sono principi giuridici forti, ma poi conta la tua storia concreta.
Contano le scelte fatte nel matrimonio, le opportunità lavorative reali, la condizione patrimoniale complessiva e la tua attuale capacità di autosostentamento.
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Avv Emanuela Astolfi